Pensavo che crescendo avrei capito tutto, che avrei avuto le risposte per ogni cosa.
Che a un certo punto sarebbe arrivata una versione adulta, stabile e sicura di me, capace di prendere decisioni senza ripensamenti, di distinguere sempre ciò che fa bene da ciò che fa male e di non sentirsi più persa ogni tre martedì random del mese, oppure impulsiva e non sempre riflessiva su alcune cose.
Spoiler: non è successo.
La verità è che più vado avanti, più mi accorgo che conoscersi non è qualcosa che finisci. È un lavoro in corso permanente. Un cantiere emotivo con le luci accese anche di notte.
E ci sono ancora tante cose di me che sto cercando di capire.
Perché faccio sempre tutto di corsa
Anche quando non ce n’è bisogno. Sì, l’ho sempre fatto e sì faccio fatica a togliermi questi vizio.
Riempio le giornate, organizzo, programmo, penso sempre alla cosa dopo. Come se fermarmi davvero significasse perdere qualcosa.
E invece forse è il contrario. Forse certe cose le perdi proprio quando corri troppo.
Sto cercando di capire se questa fretta venga dall’ambizione, dalla paura o semplicemente dall’abitudine a vivere sempre con il motore acceso.
È una delle cose su cui ho lavorato di più in terapia perché alle volte è estenuante, ci sto ancora lavorando ma è complicato.
Quanto spazio lasciare agli altri
Sono una persona indipendente. Molto.
Mi piace cavarmela da sola, organizzarmi da sola, partire da sola se serve. E per tanto tempo ho pensato che questo bastasse.
Però poi ci sono momenti in cui vorrei imparare a condividere di più senza avere la sensazione di perdere pezzi di libertà. Sto ancora cercando di capire dove finisca l’autonomia e dove inizi il bisogno degli altri. E soprattutto se le due cose possano convivere senza farsi guerra.
Fortunatamente mi sono circondata di persone che mi capiscono, sanno chi sono e mi accettano anche nei miei momenti di solitudine.
Se sono davvero felice o solo molto occupata
Questa è probabilmente la domanda più difficile.
Perché a volte essere sempre impegnati dà l’illusione di stare bene. Hai obiettivi, cose da fare, persone da vedere, progetti, notifiche continue.
E quindi non ti fermi mai abbastanza da chiederti come stai davvero. Al momento però credo di poter dire di avere una vita piena.
Sto cercando di capire la differenza tra una vita piena e una vita che mi riempie davvero. Che sembrano simili, ma non lo sono per niente.
Quanto conta davvero partire
Io amo viaggiare.
Però negli ultimi anni mi sono chiesta spesso se il viaggio per me sia solo scoperta o anche fuga. Se parto perché sono curiosa del mondo o perché a volte faccio fatica a restare ferma nello stesso punto troppo a lungo.
Forse entrambe le cose. E forse non è nemmeno un problema. Ora sto trovando il viaggio anche nella stabilità e questa scoperta sta iniziando a piacermi.
Se posso rallentare senza sentirmi in colpa
A non vivere il riposo come qualcosa che devo meritarmi. A non sentirmi improduttiva se passo un pomeriggio leggendo, camminando o semplicemente senza fare niente di utile.
Che poi “utile” per chi?
Ci sono giorni in cui riesco a rallentare davvero e sento quasi il cervello respirare. Altri in cui dopo dieci minuti di pausa sto già facendo mentalmente una lista o penso di annoiarmi.
È un work in progress abbastanza caotico.
Cosa voglio davvero nel lungo periodo
Ci penso spesso, a dove voglio vivere, a che tipo di vita voglio costruire, a cosa significhi davvero “successo” per me.
Perché crescendo ti accorgi che tante cose che sembravano importanti forse lo sono meno, e altre invece diventano improvvisamente fondamentali. La tranquillità. Il tempo. Le persone giuste. Sentirti a casa da qualche parte.
Sto ancora cercando di capire quale sia la mia vera versione di felicità.
Credo che ci sia qualcosa di bello nel non avere tutte le risposte che ho capito solo crescendo. Anche se a volte è stancante. Anche se alcune giornate mi sento confusa come quando apro Google Maps in un paese senza internet.
Però forse conoscersi funziona così: non attraverso grandi rivelazioni improvvise, ma tramite piccoli dettagli raccolti nel tempo. Cose che impari dopo una partenza, una delusione, una conversazione, un ritorno a casa.
E quindi sì, ci sono ancora tante cose che sto cercando di capire di me. Ma forse il punto non è arrivare a una versione definitiva. Forse il punto è continuare ad ascoltarsi mentre si cambia.